Sotto la pioggia

Il treno avanzava sotto la pioggia. Dal finestrino vedevo le luci di un paesino di campagna, tenui e tremolanti nell’alba. Il mio compagno di viaggio aveva il volto scomposto di chi non è abituato a dormire senza il conforto del proprio letto. Quando riprese coscienza di sé, dello scompartimento del treno e del fatto che stesse piovendo, mi chiese: Dove siamo? Non ne ho idea, risposi, da qualche parte nel basso Piemonte, tra un’ora saremo a Torino. Grazie, disse, poi si alzò per uscire nel corridoio a sgranchirsi le gambe. Doveva aver dormito male; lo si capiva da come aveva teso la schiena ad arco e da come aveva accompagnato il gesto puntellandosi con le braccia piegate. I servizi? Sa per caso dove sono i servizi?, mi chiese. In fondo a destra, risposi, tra questa carrozza e la prossima. La strada per il bagno la conoscevo a memoria per via della mia insonnia da viaggio. Non riesco a dormire quando sono in viaggio, e ancor meno quando viaggio in treno, per via dello sferragliare delle ruote sui binari. Avevo approfittato due o tre volte del bagno durante la notte; mi ci ero nascosto per fumare, anche se è proibito, ma avevo proprio voglia di fumare per calmare i nervi e non erano previste fermate in tutta la notte. Non era stato solo lo sferragliare ossessivo delle ruote a tenermi sveglio: era per via di un’emozione lontana che credevo di aver superato per sempre. Si era manifestata già alla partenza. Riguardava l’ultima volta che ero stato a Torino. Continua a leggere