Le parole che ripeto

 

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   Veneto, Italia, linee, fossi, la campagna, la città di Rovigo, la parola photo, photography. Nital, la parola è Nital, no è Italy, no è Nikonitalia, è rimasto qualcosa negli occhi, un’altra parola: Feltrinelli. I libri, Morelli! Che racconti scrittore cane! I libri! Perché tra i molti libri di fotografia ci sarai rimasto! Del resto sarai tra i ricordi, si disse, ti sembra di vedere la realtà perché qualcosa resta. Pare un racconto di Cortázar o di Antonio Tabucchi, letteratura così. Un quadro, una fotografia, e sembra di poter vedere la realtà stessa perché ne resta l’immagine nella mente. Poi una finestra sul mare, le onde al tramonto, il canto del vento tra le parole di un libro: allora sarà così la morte?

 

(un breve racconto ispirato dalle parole che ho usato spesso nei post che pubblico su Facebook. L’immagine è stata ottenuta con l’app Quizzstar.com)

 

Canto d’autunno

Anche se di fronte a me
adesso non vedo altro che rovine silenziose,
e troppo lontana la verde serenità,
so già che arriverà la mano dell’artigiano
che colorerà quelle mura scrostate,
e ricostruirà il tetto che mi riparerà dalla pioggia,
e inchioderà gli infissi che regoleranno l’ingresso della luce.

La sto aspettando con pazienza, quella mano.
E forse sarà la mia stessa mano,
forse ci saranno altre mani con le mie,
ma so già che un giorno quelle rovine novembrine
torneranno ad essere un posto caldo da abitare.

campagna-villanovese

C’era come un senso di sospensione in quella visione, in quella profondità di campo così stretta, come colta con un diaframma aperto. Si domandò che cosa lo colpisse davvero di quella distesa di erba bagnata, del tramonto violaceo, della nebbiolina che accarezza i campi e sfuma l’orizzonte.
Si era sempre chiesto se non ci fosse qualcosa di congenito. Non che credesse negli oroscopi: le stelle le considerava fin troppo distanti; la loro luce troppo debole e fioca e lontana nel tempo per avere avuto davvero un influsso su di lui. In tal senso, credeva che i neon dell’ospedale avessero avuto una maggiore influenza rispetto ad Antares o Shaula. Ma quando vedeva un panorama caduco, novembrino, di vita rallentata, sentiva una strana vibrazione: come il sentimento di autentica appartenenza al mondo.

Fotografia: Andrea Siviero, Campagne attorno a Villanova del Ghebbo (RO).

Nefelomanzia

Ho cercato di fermare il rapido svanire delle nuvole dal rettangolo di cielo che vedo dalla mia stanza; ho cercato di fermarlo in una Polaroid che ho nascosto nel portafogli. Penso che la mia estate sia queste nuvole effimere, imprevedibili e in balìa del vento.

Mi piacerebbe poter osservare la mia vita come osservo le nuvole: vorrei vedere che cosa sarà fra poco. Sarà come quella nuvola che prima era una massa irregolare e poi si è trasformata in una colomba con le ali spiegate? O rimarrà per sempre una massa irregolare, grigia, adombrata dalle nuvole che sono sopra di essa e che non posso vedere? Non lo saprò mai. Posso solo conservare il momento in una fotografia che ritroverò in inverno, quando mi meraviglierò per aver conservato l’estate in un portafogli.

A.S.

Lenuvole2

Cose che diamo per scontate.

τῷ οὖν τόξῳ ὄνομα βίος, ἔργονδὲ θάνατος

«dell’arco, invero, il nome è vita, ma l’opera è morte».

Eraclito di Efeso

Il tiratore con l’arco,
nell’atto di tendere la corda e fissare il bersaglio,
ascolta il battito del cuore,
che è una cosa che non si fa mai,
ascoltare il battito del proprio cuore.

A.S.

marzo 2015