Un rettangolo di cielo in via Barbaroux.

Breve premessa alla lettura: Questo brano è il mio contributo per il contest “Torino è casa nostra:la città raccontata da voi” proposto dal quotidiano La Stampa e ispirato al libro di Giuseppe Culicchia “Torino è casa nostra” (Laterza 2015). L’idea di raccontare un angolo della città descrivendolo come se fosse la stanza di una casa è ispirata al libro “Torino è casa mia” sempre di Giuseppe Culicchia (Laterza 2005). In tale libro Via Barbaroux era la cantina, e via Roma il corridoio.  

Il luogo è lo stesso, ma ognuno ci trova cose diverse; del resto ogni abitante di questa città, per ciascun luogo, ha una propria idea in testa. Così, per quanto mi riguarda, nel gioco di trasfigurare Torino in una casa, via Barbaroux non è la cantina, ma il corridoio. E che non si dica che via Roma o qualche altra via dello shopping, o struscio, o delle «vasche», sia più adatta di via Barbaroux a rappresentare il corridoio. Torino è anche casa mia, no? E allora via Barbaroux è il corridoio del mio appartamento, pardon, visto che si tratta di Torino: del mio «alloggio». Dopotutto via Barbaroux ha le caratteristiche fondamentali di un corridoio: è lunga, è diritta come un confine di Stato tracciato nel Sahara e la si può percorrere per sbirciare quello che succede nelle stanze, pardon, nelle vie e nelle piazze vicine senza doverci per forza entrare. E poi, come in tutti i corridoi che si rispettino, si ha la possibilità di sentire suoni e odori provenienti dalle vie e dalle piazze vicine, e talvolta incuriosirsi e svoltare in improvvisamente proprio nella direzione da cui provengono i suddetti odori e suoni che hanno attirato la nostra attenzione. Va detto che tendenzialmente solo gli odori gradevoli e i suoni altrettanto piacevoli attirano l’attenzione del passante tanto da spingerlo a cambiare direzione e incuriosirsi e avvicinarsi alla fonte di tali odori e suoni. Continua a leggere