Sogno di un lussurioso

La notte dell’otto aprile, incapace di trovare una valvola di sfogo ai suoi desideri, D inghiottì sedativi. Presto piombò in una selva oscura, dove incontrò un grosso gatto ossuto sdraiato sulla strada e morente. A D parve che quegli occhi ferini stessero puntando il suo sternocleidomastoideo come ultimo desiderio vitale. Il ruggito di dolore che lanciò la bestia risuonò nelle orecchie di D come la voce stessa della voluttà. A veder la lince ridotta così, ormai ombra dell’animale gargantuesco che doveva essere stata un tempo, D provò pietà. Cercò un sasso o un bastone abbastanza robusto per finirla, ma là attorno raccolse soltanto pomici e rami marci, testimoni di un mondo che gli si sfaldava fra le mani. Rinunciò e decise di proseguire. Se si fosse fermato ancora avrebbe finito per intuarsi, si disse, per provare la stessa insaziabile brama di carne della lince ferita.
Riprese il cammino e più avanti incontrò un orrido profondo e oscuro, stretto come un capillare, che penetrava le viscere del mondo come un foro di proiettile. Al limite del baratro non gli riuscì di trattenere il brivido: l’adrenalina gli pizzicava cuore e polmoni quando si lasciò andare all’oscurità. Nella caduta udì il mugghiare di un mare in tempesta e si ritrovò a surfare tra onde piene di corpi umani incapaci di sottomettere gli istinti alla ragione. Lo terrorizzò riconoscere tra quei corpi intrecciati la riproduzione infinita di se stesso. Chiuse gli occhi e urlò tutte le preghiere che conosceva. Non servirono a nulla; lo consolò soltanto il ricordo della simmetria e delle regole del cosmo: la terra smossa per formare il pozzo genera altrove la montagna. Aggrappato a quel pensiero riaprì gli occhi per rivedere la sua stanza nella luce del mattino.

blake_divinecomedy8

William Blake, La Divina Commedia, illustrazione del Canto V dell’inferno 

 

Questo raccontino nasce da un gioco che ho proposto il primo giugno sulla mia pagina Facebook:

Piccolo gioco OuLiPo!

Inventare storie, per quanto mi riguarda, è una vera passione. Credo lo abbiate capito, no?

Da qualche tempo a questa parte mi diverte il pensiero di costruire delle piccole narrazioni a partire da singole parole o da frasi in cui mi imbatto casualmente e che trovo in qualche modo interessanti e ispiratrici. Di solito si tratta di parole o frasi ascoltate per la strada, lette sui giornali o “raccolte” qui, sui social network. Tuttavia, in tali casi, quello che compio è sempre una scelta: sono io che decido cosa “raccogliere” e cosa no. Questa volta, invece, mi piacerebbe affidarmi totalmente al caso. Allora ho pensato a un piccolo gioco per cui mi serve la vostra collaborazione, amici di Facebook!

Ecco in cosa consiste il gioco e quali sono le 4 semplici regole da rispettare:

1. Vi chiedo di lasciare UN SOLO COMMENTO a questo post con UNA SOLA PAROLA.
2. Sono ammessi solo nomi (propri o comuni), aggettivi, avverbi e verbi in lingua italiana.
3. La parola deve essere composta da almeno cinque lettere.
4. Non sono ammessi epiteti ingiuriosi o razzisti.

Con le parole dei primi quindici commenti proverò a costruire un racconto di 1800 battute (spazi inclusi) che pubblicherò sul mio blog www.bookpills.wordpress.com domenica 4 giugno alle ore 20.00.

Vi va di provare ad aiutarmi in questo piccolo esperimento? Sì? Allora pensate una parola che vi sembra adatta (anche a mettermi in difficoltà  ) e scrivetela qua sotto come commento!

Confido nella vostra fantasia!

Andrea

PS: la “raccolta” delle parole si concluderà con il quindicesimo commento valido!

Alle ore 10 del quattro giugno le parole “raccolte” erano 13. Le ho inserite nel testo evidenziandole in grassetto. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato! 

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